martedì, aprile 25, 2006

Il cavaliere inesistente



IL CAVALIERE INESISTENTE

Così finì l'avventura del falso Napoleone nostrano; la peggiore controfigura del grande corso mai esistita prima al mondo, ancor più squallida di quella interpretata da quei poveretti fuori di senno i quali, per tanto osare, sono finiti in vari manicomi. Ma lui, perchè l'hanno lasciato libero ? Le solite raccomandazioni in favore di chi può permettersi di ricompensarle bene ?.Per il vero anche molti italiani nel 2001 lo avevano agevolato nell’ottenere totale immunità alla sua incipiente follia.
Fra cento 100, come lui spera, ritornerà ? Non credo proprio ma, nel caso in cui dovesse effettivamente avverarsi questo suo auspicio, il nostrano “ei fu” troverebbe un'Italia già diversa perché proprio nei primi 100 giorni del nuovo governo voluto dalla maggioranza degli italiani cambieranno molte cose e verranno contemporaneamente gettate solide basi per dare al nostro Paese concrete misure in grado di riportarlo al ruolo che gli spetta in Europa e nel mondo.
Se “il Cavaliere inesistente” oramai, Italo Calvino mi perdoni per aver usufruito del titolo di un suo bel romanzo che ben si addice a questa situazione, avesse la per lui infelice sorte di ritornare tra noi si smarrirebbe certamente poiché sarebbe portato a credere d’aver sbagliato nazione.
Lui aveva lasciato una “repubblica delle banane” ed invece ritrova un'Italia diversa, una Repubblica i cui cittadini sono nel frattempo divenuti, quanto meno, più felici, concordi tra loro e più laboriosi per aver già respirato un'aria nuova, depurata dal malaffare e da un cumulo di leggi a dir poco infelici , e tanto in barba a coloro che ancor oggi si ostinano ad appoggiare e giustificare le menzogne di questo anomala persona che sino ad ieri ci ha governato.
La mania del potere assoluto gli ha giocato brutti scherzi perché non ha compreso sin da subito, o pur comprendendolo non ha voluto attuarla compiutamente, quale fosse la vera democrazia partecipativa; ha fortemente imposto a l’Italia una “dittatura della maggioranza”, vedasi al riguardo, oltre al resto, anche gli innumerevoli ricorsi al “voto di fiducia” su leggi dai più definite “canaglia”.
Ha rifiutato a tutti, rompendo immediatamente con le organizzazioni sindacali e con la minoranza parlamentare, l’unico mezzo che poteva ammorbidire la sua idea di “democrazia dal polso duro” che, portata alle estreme conseguenze, si è andata trasformando nei fatti in una vera e propria dittatura.
La “concertazione”, questo era ed è l’unico mezzo per evitare che la democrazia assuma la forma di un regime ed a tanto si arriva allorché si cancellano dal coro tutte le voci sgradite ai governanti di turno; ed è proprio alla “concertazione” che il nostro Presidente della Repubblica Ciampi si è più volte richiamato, rivolgendo l’appello a tutte le forze politiche, perché si evitasse uno stato di conflittualità permanente, altamente nocivo e controproducente per uno Stato democratico. .
E’ assolutamente legittimo che chi ha ottenuto attraverso libere elezioni la maggioranza dei favori abbia il diritto ed il dovere di governare il Paese ma è pur vero che, anche senza ricorrere ad “accordi- inciuci”, peraltro oggi del tutto impraticabili con chi ha per cinque anni tenuto atteggiamenti di stretto rifiuto ed anche irridenti nei confronti sia della minoranza parlamentare che di chi l’aveva votata, su alcuni temi di rilevanza costituzionale e di interesse primario per tutti i cittadini si ricorra ad accordi preventivi al fine di, una volta esemplificato il problema, risolverli per il bene comune di tutti.
Questo è l’augurio ma occorre tenere presente che, detto questo, il tutto non finisca qui.
La forma democratica scelta dal nostro Paese e la stessa nostra Carta Costituzionale ce lo impone, ogni cittadino ha il diritto-dovere di partecipare alla gestione della “cosa pubblica”.
Siffatta partecipazione non si esaurisce affidando, attraverso elezioni di qualsiasi livello, un mandato a dei candidati più o meno conosciuti; restano tante altre forme di partecipazione diretta come quelle che possono esperirsi da noi tutti come iscritti ad un partito politico, ad un’organizzazione sindacale, ad uno dei tanti movimenti che si battono su questioni specifiche, ad associazioni che oramai hanno specifiche competenze e funzioni sul nostro territorio nazionale e così via.
La nostra voce singola può trasformarsi in una opinione che può arrivare molto in alto se crediamo fortemente nella democrazia, guai a stare sempre zitti, l’era del signorsì appartiene al passato, da pochi giorni ci è concesso di dire anche la nostra e la dobbiamo dire perché altrimenti tradiremmo il voto di chi ha voluto questo nostro nuovo governo ed anche quello degli altri sino ad oggi silenti perché non hanno avuto il coraggio di dire la loro.
Questo modo di interpretare la democrazia forse per molti di noi sarà una novità in quanto per ben cinque anni lo hanno fatto dimenticare a chi già ne era al corrente e per chi invece l’ignorava non gli è stato offerto l’opportunità di conoscerlo; come mai si chiederanno questi ultimi; già, domanda importante, perché una opinione aggiunta ad altre eguali diventa anche un modo di controllare il comportamento di chi ci governa e metterlo al corrente del volere di chi è il fondamento ed il pilastro principale che regge la democrazia: il popolo.
Mi conforta la circostanza che molti ma molti nostri giovani l’abbiamo compreso immediatamente ed a loro dobbiamo dire tutti un grosso GRAZIE.
Corrado Ricupero

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