sabato, settembre 26, 2009

La vita del sig. B - 9

SILVIO STORY

9

Tessera n. 1816, codice E.19.78

L’apprendista muratore della P2

di

Claudia Fusani

La prima reazione è di quelle tipiche sue:

«Ma vi pare che un Re del mattone come me possa essere socio di un club dove risulta apprendista muratore?».

Così Silvio Berlusconi all'indomani della scoperta a Castiglion Fibocchi degli elenchi con i 962 nomi degli affiliati alla loggia massonica Propaganda 2.

Il blitz dei magistrati di Milano Gherardo Colombo, Giuliano Turone e Guido Viola risale al 17 febbraio 1981.

A quei tempi Berlusconi è non solo un Re del mattone, sta già diventando il tycoon dell’editoria multimediale: ha il 12 per cento de Il Giornale e ha aperto lo scontro politico giudiziario tivù private-Rai.

«Apprendista muratore» è la sua qualifica in Loggia.

Indagando sul crack di Michele Sindona, i Pm arrivano prima a Villa Wanda e poi negli uffici di Castiglion Fibocchi e trovano una valigia con dentro documenti dei servizi segreti, fotocopie e originali che raccontano di esportazioni clandestine di capitali, operazioni finanziarie e gli elenchi degli iscritti.

Ci sono pezzi di ogni settore che conta nella vita del paese:

- tre ministri in carica (tra cui Gaetano Stammati e Enrico Manca),

- due ex ministri,

- il segretario del Psdi,

- parlamentari,

- il capo di gabinetto del presidente del Consiglio Forlani,

- l’intero vertice dei servizi segreti,

- il comandante e ufficiali della Guardia di Finanza,

- banchieri, editori, giornalisti, magistrati.

Ci sono tutti i partiti, più di tutti Dc e il Psi di Craxi (segretario dal 1976) tranne Pci, Pdup e Radicali.

Le liste restano segrete per circa due mesi.

Diventano pubbliche solo il 20 maggio per volere del Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani fino a quel momento contrario.

Per sintesi diciamo che l’inchiesta penale sulla P2 “muore” il 17 marzo 1983 presso la procura di Roma con un decreto che è un capolavoro di detti e non detti.

Il lavoro di analisi e di scavo più importante lo fa la Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi (novembre 1981-luglio 1983) che definisce

«la P2 un fenomeno gravissimo che coinvolge ad ogni livello di responsabilità gli aspetti più qualificati della vita del paese;

un fenomeno che è «un’insidia perchè colpisce il sistema nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica».

Quindi la P2 non è esattamente, come dice Berlusconi,

«un Club con le persone migliori del paese».

La Loggia di Gelli nel 1990 costa al Cavaliere una condanna, poi amnistiata, per falsa testimonianza.

«Sono stato iscritto per pochi mesi, forse settimane, e non ho mai versato una lira» disse in un processo a Verona per diffamazione contro Guarino e Ruggeri autori di Inchiesta sul signor Tv, poi assolti.

In realtà Berlusconi si iscrive alla P2 il 26 gennaio 1978 e paga la quota come risulta agli atti della Commissione Anselmi.

Interrogato nel 1981 dal giudice istruttore di Milano spiega così la sua adesione: «Me lo ha chiesto Gelli dicendomi che ci teneva molto perchè sono uno degli imprenditori emergenti e che dall’iscrizione avrei avuto canali di lavoro e contatti internazionali».

E’ il 1977, Berlusconi è stato nominato Cavaliere del lavoro, è già molto amico di Craxi, vede come un incubo l’ipotesi compromesso storico così come tutta la deriva a sinistra del paese, la politica non lo tenta ma ambisce a quei contatti che gli possono dare il controllo della situazione.

Gelli è uno che la pensa come lui e s’intendono alla perfezione quando s’incontrano nel 1977 a Roma tra l’Excelsior e il Grand Hotel.

E poi c’è Roberto Gervaso (tessera 622, grado di maestro) che

«insiste per farmi iscrivere»

spiega sempre Berlusconi,

«Gelli ci teneva e magari lo avrebbe fatto scrivere sul Corriere della Sera».

Minimizzare, appunto, ignorare.

Ma la P2 non è stata per Berlusconi una distratta adesione formale.

La P2 per Berlusconi è un club di amici garanzia, come gli aveva promesso Gelli, di molti vantaggi.

Economici, prima di tutto.

Fiori ha calcolato che

«dal 1974 al 1981 il Cavaliere ha avuto dalle banche fidi per un totale di 198 miliardi di lire e 622 milioni, 150 miliardi e rotti di fidejussioni e altre decine di miliardi di mutui».

Vantaggi, anche, in termini di visibilità, un altro modo di ottenere credito:

il 10 aprile 1978 sul Corriere della Sera, il più diffuso quotidiano finito però nella mani della P2 (Rizzoli, Tassan Din e il direttore Di Bella sono iscritti),

esordisce un nuovo analista economico.

Si chiama, e si firma, Silvio Berlusconi.

(9-continua)

Nessun commento: